avrei voluto essere, senza dover sapere

il viaggio di insonnia coperto da un velo

in vita operaia, col senso di dovere,

un cadavere di una sposa priva del suo telo.

Parallelamente sana, piacevole alla mente,

affetta di illusione e disgrazia permanente,

paraocchi sui lati in visione del futuro,

distante, intricato, protetto da un infinito muro.

Sveglia, studia, pranza, studia, cena,

in un labirinto dove la base è una messinscena,

logga, chatta, cerca, fottiti il cervello,

in un inferno caldo atroce

feroce

primo nell’appello.

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