Ho sempre percepito male,

pur percependo bene,

l’altrui scommessa con la vita,

nascondendo la mia realtà,

perversa ed incustodita.

La rabbia del troppo tardi,

la serenità del perdono,

la confusione esplosiva come petardi,

la sicurezza della risposta al “chi sono”.

Ho nascosto errori,

convinto di poterli superare,

colmandoli di buone azioni,

senza un rimedio trovare.

Che sto bene seppur bene non sto,

che ho sempre avuto l’empatia

essendo fragile come un gesso,

per confrontarmi con la gente,

nascondendo il confronto con me stesso.

Che il tempo non fa bene,

per chi di cuor vuol far comandare,

che l’attesa di un battito forte si teme,

allo scorrere dei secondi,

che non possa mai più tornare.

Rifugiarmi non è mai stato di mio istinto,

preferendo il dolore dell’affronto,

considerandomi propenso futurista,

paragonando egocentricamente

le mie parole a quelle di un artista.

Furioso e dubbioso,

voglioso di dimenticare

ma forse di attendere,

che se tutto andasse al lieto fine,

sarebbe un per sempre, senza paura di perdere.

Il peso delle gesta e delle parole pronunciate,

che diventino un rimorso

per non averle rispettate,

o che sia un’occasione,

per poter dire di averle rimediate.

Buona fortuna al futuro,

il nostro che si intenda,

che sia un addio o un per sempre,

odiare o amare,

se di un noi si potrà parlare.

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